20 maggio 1970: Statuto dei lavoratori. In Italia un anniversario dimenticato che interroga il presente

A 55 anni dalla legge voluta dall’allora Ministro del Lavoro, Carlo Donat-Cattin, il silenzio istituzionale rivela la distanza tra riformismo autentico e populismo sindacale. Serve memoria per costruire futuro.
il 20 maggio è passato nel silenzio più assoluto il 55° anniversario dell’approvazione dello “Statuto dei lavoratori”. Cioè della più grande operazione riformista, democratica e costituzionale dal secondo dopoguerra che ha riguardato il mondo del lavoro nel nostro lavoro. Alcuni lo definirono un “capolavoro” dell’allora Ministro del Lavoro Carlo Donat-Cattin – o “dei lavoratori” come si definiva lo statista piemontese -, altri come il pilastro decisivo per la “difesa dei diritti dei lavoratori”, altri ancora come uno dei più autorevoli “progetti riformisti e di governo” dell’Italia democristiana.
Forse la definizione più calzante resta proprio quella di Donat-Cattin quando disse nel dibattito alla Camera che “Abbiamo portato la Costituzione repubblicana nelle fabbriche”.