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Giornata Internazionale dell’Infermiere: la storia di Jerome Stefanelli, che ha scelto di fare la differenza

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Il 12 maggio si celebra la Giornata Internazionale dell’Infermiere, data scelta per commemorare la nascita di Florence Nightingale, fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna. Lo slogan di quest’anno – “I nostri infermieri. Il nostro futuro. Prendersi cura degli infermieri rafforza le economie” – lanciato dal Consiglio Internazionale degli Infermieri (ICN), sottolinea l’importanza di tutelare il benessere di chi ogni giorno si prende cura degli altri.

A ricordare il lato umano della professione, la testimonianza di Jerome Stefanelli, infermiere sammarinese e funzionario della Federazione Pubblico Impiego CDLS.

“Oggi 12 Maggio celebriamo la giornata internazionale dell’infermiere, una ricorrenza importante per ricordare il valore di una professione che, ogni giorno, è al fianco delle persone nei momenti più delicati della loro vita. Essere infermiere significa unire competenza tecnica, ascolto e umanità, in un ruolo che va ben oltre la semplice assistenza. In questo contesto si inserisce anche la figura dell’infermiere di famiglia e comunità, sempre più centrale in un sistema sanitario moderno.

Non si tratta solo di un professionista sanitario sul territorio, ma di una figura di riferimento per il paziente e la sua famiglia. Lavora a stretto contatto con medici di base, servizi sociali e ospedali, promuove la prevenzione, accompagna nella gestione delle cronicità e intercetta precocemente i segnali di disagio o malattia, contribuendo a ridurre accessi inappropriati al pronto soccorso e ridurre ricoveri inutili.

Un sistema sanitario efficiente non si basa solo sull’urgenza, ma sulla capacità di prevenire e prendersi cura, evitando sprechi e risorse mal indirizzate. Interventi mirati, personalizzati, aiutano a distinguere ciò che è realmente emergenza da ciò che può essere gestito con una presa in carico continua e capillare.

Oggi più che mai, il lavoro dell’infermiere ha bisogno di essere riconosciuto e valorizzato, perché prendersi cura degli altri con professionalità significa anche costruire una sanità più giusta, sostenibile e vicina ai cittadini.

Perché faccio l’infermiere?

Ho scelto di diventare infermiere dopo un viaggio in Zambia nel 2002, ho avuto l’opportunità di vedere da vicino la realtà di chi vive in condizioni di grande difficoltà, ma anche la forza e dignità di persone che non si arrendono mai. Quell’esperienza mi ha fatto capire quanto sia fondamentale prendersi cura degli altri, soprattutto nei momenti di fragilità.

Lì è nata in me la voglia di tornare e dare un contributo concreto, con le competenze per fare davvero la differenza. Desiderio realizzato nel 2009 quando finalmente ho avuto l’opportunità di lavorare in Zambia come infermiere. Quel ritorno mi ha permesso di unire la passione per la professione con l’impegno verso una causa più grande.

Essere infermiere non è solo un lavoro, è una missione che ogni giorno offre la possibilità di fare la differenza nella vita di qualcuno, offrendo supporto, speranza e conforto a chi ne ha bisogno. Non è sempre facile, ma stress, difficoltà e sacrifici, vengono compensati da ogni piccolo successo, sorriso o segno di gratitudine”.

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